007 No time to die

Il film portava sulle spalle ambiziose responsabilità, non solo la conclusione della nuova saga di Daniel Craig, ma anche riaccendere un’attesa ormai divenuta scialba per i continui rimandi a causa del Covid.
Quindi il film è riuscito nelle sue imprese? Purtroppo, non totalmente, a mio parere. Dovessimo guardare il lavorato sotto un occhio rivolto esclusivamente al successo, di sicuro parliamo di un film pienamente riuscito, il 25° prodotto sull’ineluttabile 007 risulta infatti essere quello con maggiore incasso ai Box-Office (più di 600 milioni di $), è ciò non era scontato, anche perché in piena pandemia è raro raggiungere un tale cifra. Guardandolo, però, con occhi rivolti alla realizzazione tecnica su tutti gli aspetti del film ci si può accorgere di errori diversamente gravi. La regia non è sempre chiara e limpida, il regista Cary Fukunaga aveva dimostrato una cristallinità quasi impeccabile con la prima e la seconda stagione di The Office, purtroppo la larghezza di campo rende spesso le scene di azioni molto statiche, talvolta i cambi di scena sono troppo rapidi e ne impediscono la comprensione. Un aspetto prettamente positivo è invece la coreografia; le lotte, a prescindere dal numero dei combattenti, sembrano reali e i pugni danno soddisfazione.
Il film presenta dei difetti anche sotto l’aspetto della sceneggiatura, parecchi momenti morti, dove quello che accade a schermo non intrattiene lo spettatore. Nei momenti salienti il film si riprende, apprezzate anche le scene toccanti, che emozionano riuscendo anche a far scendere delle lacrime. Il problema maggiore è un elemento ricorrente nella trama, che addirittura svolge il ruolo di farla proseguire, che a fine del film non si comprende, io ancora mi interrogo se sia colpa di una messa in scena non eccellente o se sia colpa di un buco nella sceneggiatura. Qualche leggero “Deus ex machina”, ma nulla di troppo fastidioso. I personaggi sono l’aspetto più positivo del film, per l’introduzione di quelli nuovi, dove non si cade mai nello stereotipo e si cerca di inventare originalità e nella gestione dei già presenti, si esplora ancor di più il lato emotivo di James, reputo il film molto più incentrato su Bond che su 007, Q è simpatico e affascinante come sempre, nonostante lo si veda un po’ meno del solito, M e Monepenny sono sempre piacevoli sullo schermo.
In conclusione, il film è più che sufficiente, presenta qualche difetto, a parer mio il più grande sono le scene d’azione, ma risulta una buona conclusione della saga di Craig, il Bond di sicuro più sperimentale e rivoluzionario, un’accortezza anche alla bravura di tutti gli attori e attrici che hanno partecipato al film, davvero eccellenti.
Voto: 6,5/10

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